Lavoro. Emergenza giovanile, anzi democratica

Maggio ci offre l’occasione per riflettere ancora una volta sull’importanza del lavoro e sulla sua assoluta rilevanza per la vita e la dignità delle persone e delle famiglie.

Le ACLI portano questa convinzione nel loro DNA, nella presenza di quella ‘L’ dell’acronimo che è più di una lettera dell’alfabeto. È impronta identitaria, sigla di riconoscimento.

Valore e mission sociale.

Come ACLI di ROMA viviamo nella nostra realtà territoriale l’esigenza alta di restare fedeli alle lavoratrici e ai lavoratori, ogni giorno. In ogni luogo e vorrei dire in ogni ‘respiro’ del nostro concreto impegno di prossimità, volto all’ interpretazione dei bisogni del mondo del lavoro. In una realtà complessa, dalle molte sfaccettature, come quella della Capitale, al centro e nelle periferie, geografiche ed esistenziali.

In tempi contrassegnati da

–        lavoro povero (una contraddizione in termini, fino a qualche decennio fa), prenderci cura del lavoro significa essere fedeli ai poveri, la quarta fedeltà che ci ha consegnato Papa Francesco;

–         emergenza giovanile per un lavoro che manca o che non è adeguato alle legittime aspettative dei giovani, farci carico concretamente di questa sfida significa essere fedeli al futuro, dimensione che appartiene alle giovani generazioni come un loro diritto. Un tema che abbiamo messo al centro anche della cartolina che abbiamo realizzato per la Festa dei Lavoratori del primo maggio nella quale abbiamo inserito lo slogan “Giovani e lavoro dignitoso, motori di speranza. Pilastri del futuro” perché il binomio giovani e lavoro si trova a vivere una profonda crisi da affrontare in modo sinergico per donare ai nostri giovani una vera speranza del domani che si basi, come chiave di volta, sul lavoro dignitoso.

–         fratture tra lavoro e tutele, lavoro e diritti, lavoro e progetti di vita, che soprattutto i giovani vedono lontani o irraggiungibili, significa usare la nostra competenza e anche la nostra capacità di ascolto per ricostruire la speranza in una società coesa e accogliente.

Impegnarsi per il lavoro dignitoso – nelle condizioni ambientali, nella sicurezza, nella sostenibilità sociale – è per la nostra associazione e per l’intero sistema aclista romano, una priorità valoriale e operativa. Vogliamo in questo coniugare passione sociale e creatività progettuale, anzitutto a fianco dei giovani, per ridurre il gap tra i loro sogni e la loro vita reale, per farli protagonisti del loro futuro e dei loro percorsi, umani e professionali.

Il Cantiere Generiamo lavoro che si è avviato nella nuova edizione il 4 maggio, mettendo in campo una rete collaudata di soggetti – dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, alla CISL di Roma e Rieti, dall’Azione cattolica Roma alle Confcooperative di Roma – con la collaborazione dell’Università La Sapienza, e l’UDU Sapienza, intende proprio promuovere le loro competenze, culturali e trasversali, per un lavoro dignitoso come perno di cittadinanza. Vogliamo così contribuire a una svolta di visione e innovazione politica che metta i giovani al centro della comunità, pilastri del suo autentico sviluppo, integrale e inclusivo.

Il lavoro è però un valore che riguarda tutti e tutte. Il lavoro dispari che penalizza le donne nel gap salariale e nei percorsi di carriera è emergenza democratica perché non solo disattende il dettato costituzionale, ma costituisce anche un danno alla nostra economia, deprivata di capacità e talenti femminili, oltreché un rischio di povertà per famiglie e minori.

Il lavoro per l’uomo, non l’uomo per il lavoro, come ricorda l’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, da quando è sorta la nuova società industriale.

Noi delle ACLI di ROMA tocchiamo con mano ogni giorno, nella carne delle persone, questa emergenza democratica, incontrando le fragilità e la precarietà di famiglie e soggetti sociali che rischiano l’esclusione e la marginalità, proprio a partire dal mancato riconoscimento del lavoro dignitoso come via obbligata per uscire da un bisogno che umilia e da una povertà che schiaccia e isola.

Voglio perciò in questa mia riflessione riaffermare che la fedeltà al lavoro, è fedeltà ai lavoratori e alle lavoratrici. Non in nome di un’idea o ideologia astratta, ma dentro l’orizzonte di una concreta visione, umana e cristiana, del nostro presente e del nostro futuro.