Il Papa alle ACLI “diano voce alla cultura della Pace”

Il Papa alle ACLI “diano voce alla cultura della Pace”

“Sono felice di accogliervi mentre state celebrando il vostro ottantesimo anniversario. È una storia lunga e ricca, che testimonia il vostro impegno e la vostra dedizione nel servizio alla comunità.

Avendo ottant’anni siete un po’ più giovani di me, ma il vostro percorso è molto significativo; e questo anniversario è una buona occasione per rileggere la vostra storia, con le sue gioie e i momenti difficili, e per esprimere gratitudine”.

Con queste parole Papa Francesco ha dato il benvenuto ai seimila aclisti che sabato 1° giugno hanno gremito, l’aula Paolo VI, per ricevere il suo abbraccio, in occasione dell’80° anniversario dell’Associazione. Popolare, sinodale, democratico, pacifico e cristiano: nel suo discorso, il Papa si è sofferma sullo stile che deve contraddistinguere le ACLI.

Essere e sentirsi parte del popolo

Per papa Francesco stile popolare significa “vivere e condividere le gioie e le sfide quotidiane della comunità, imparando dai valori e dalla saggezza della gente semplice. Uno stile popolare implica riconoscere che i grandi progetti sociali e le trasformazioni durature nascono dal basso, dall’impegno condiviso e dai sogni collettivi”.

Solidarietà e senso di appartenenza: sono queste per il Pontefice le coordinate su cui le ACLI sono chiamate a continuare a orientare i propri passi. “Nel contesto di una società frammentata e di una cultura individualista, abbiamo un grande bisogno di luoghi in cui le persone possano sperimentare questo senso di appartenenza creativo e dinamico, che aiuta a passare dall’io al noi, a elaborare insieme progetti di bene comune e a trovare le vie e i modi per realizzarli”. Caratteristiche che riflette nell’esperienza e nella vocazione dei Circoli ACLI sparsi in tutta Italia: “aprire le porte, tenerle aperte, accogliere le persone, permettere loro di costruire legami di solidarietà e senso di appartenenza, per intraprendere insieme un cammino di integrazione che sviluppa «una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 220).

Lavorare in rete per il Bene Comune

Sullo stile sinodale “voi siete pluriformi e inquieti, e questo è una cosa bella. È bello questo: la varietà e l’inquietudine – in senso positivo –, che vi aiuta a camminare insieme tra voi e anche a mescolarvi con le altre forze della società, facendo rete e promuovendo progetti condivisi”. Lavorare di squadra e tenere sempre più alta l’attenzione “verso quelli che nella società sono deboli, perché nessuno sia lasciato indietro”.

Offrire un posto a tutti

Papa Francesco poi si è soffermato sulla Fedeltà alla Democrazia, uno dei tratti distintivi delle ACLI. “Democratica è quella società in cui c’è davvero un posto per tutti, nella realtà dei fatti e non solo nelle dichiarazioni e sulla carta. Per questo è importante il molto lavoro che fate soprattutto per sostenere chi rischia l’emarginazione”. Quattro i soggetti sociali su cui il Pontefice concentra la propria attenzione. “I giovani, ai quali in particolare destinate le iniziative di formazione professionale; le donne, che spesso continuano a patire forme di discriminazione e disuguaglianza; i lavoratori più fragili e i migranti, che nelle ACLI trovano qualcuno capace di aiutarli a ottenere il rispetto dei propri diritti; e infine gli anziani e i pensionati, che troppo facilmente si ritrovano “scartati” dalla società, e questa è un’ingiustizia”. Invita non solo ad offrire assistenza ma “promuovere la dignità di ogni persona e la possibilità che ciascuno possa mettere in campo le proprie risorse e il proprio contributo”.

Essere operatori di Pace

In un mondo segnato da tanti conflitti e divisioni il Pontefice riconosce alle ACLI “l’impegno e la preghiera per la Pace. Per questo vi dico: le ACLI siano voce di una cultura della pace, uno spazio in cui affermare che la guerra non è mai “inevitabile” mentre la pace è sempre possibile; e che questo vale sia nei rapporti tra gli Stati, sia nella vita delle famiglie, delle comunità e nei luoghi di lavoro”.

Ricollegandosi a quella “capacità di intercedere, cioè di situarsi tra i contendenti, mettendo una mano sulla spalla di entrambi e accettando il rischio che questo comporta” di cui aveva parlato il cardinale Martini durante una veglia di preghiera per la pace, il Santo Padre ha spiegato cosa significa impegnarsi per la pace: “Costruisce la pace chi sa prendere posizione con chiarezza, ma al tempo stesso si sforza di costruire ponti, di ascoltare e comprendere le diverse parti in causa, promuovendo il dialogo e la riconciliazione. Intercedere per la pace è qualcosa che va ben oltre il semplice compromesso politico, perché richiede di mettersi in gioco e assumere un rischio”.

Crescere nella familiarità con il Signore

Ha chiuso il suo discorso parlando dello stile Cristiano “sintesi e radice” di tutti gli altri stili tracciati. “Chi possiamo guardare per capire che cosa vuol dire essere operatori di pace fino in fondo, se non al Signore Gesù? Dove possiamo trovare ispirazione e forza per accogliere tutti, se non nella vita di Gesù? Assumere uno stile cristiano, allora, vuol dire non soltanto prevedere che nei nostri incontri ci sia un momento di preghiera: questo va bene, ma dobbiamo fare di più; assumere uno stile cristiano vuol dire crescere nella familiarità con il Signore e nello spirito del Vangelo, perché esso possa permeare tutto ciò che facciamo e la nostra azione abbia lo stile di Cristo e lo renda presente nel mondo”. Da qui l’invito a coltivare “un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole» (Lett. enc. Fratelli tutti, 6). È il sogno di San Francesco di Assisi e di tanti altri santi, di tanti cristiani, di tanti credenti di ogni fede. Fratelli e sorelle, sia anche il vostro sogno!”